
Quando Gandalf inviò Frodo e i suoi compagni verso la Locanda del Puledro Impennato a Brea, lo fece con la ferma intenzione di ricongiungersi a loro nel giro di pochi giorni. Prima, però, sentiva il dovere morale e strategico di informare la guida dell’Ordine degli Istari e Capo del Bianco Consiglio: Saruman il Bianco. Lo Stregone Grigio portava con sé la notizia più sconvolgente della Terza Era: l’Anello Sovrano, rimasto nascosto per secoli, era stato da lui ritrovato tra le colline della Contea.
Ciò che Gandalf non poteva immaginare è che la reazione di Saruman non sarebbe stata dettata dalla repulsione per Sauron, bensì da un’opportunistica lucidità. Il Bianco non voleva affatto proteggere il segreto dell’Anello o aiutarlo a distruggerlo: aveva già scelto da tempo da che parte stare. Anzi, per essere precisi, aveva scelto di stare dalla propria parte.
Rifiutando la missione affidatagli dai Valar e proponendo a Gandalf un’alleanza tattica con Mordor, Saruman pose le basi per la caduta di Isengard. Ma a differenza di quanto mostrato dai film di Peter Jackson il suo vero obiettivo non è mai stato quello di servire Sauron. Cosa sarebbe quindi accaduto se i suoi Uruk-hai fossero riusciti a portare l’Unico Anello ai piedi della torre di Orthanc?
L’inganno di Saruman: un tradimento premeditato da secoli

Quando gli Istari giunsero nella Terra di Mezzo a metà della Terza Era, il loro compito era guidare e incoraggiare i popoli liberi nel contrastare il risveglio delle tenebre, senza ricorrere alla forza o all’intervento diretto facendosi Re dei popoli liberi. Tuttavia, l’orgoglio di Saruman (noto tra gli Elfi come Curunír, “l’Uomo di Ingegno”) corrose presto la sua devozione.
Con convinto cinismo, lo Stregone Bianco si persuase che Sauron fosse un pericolo inevitabile e che l’unico modo per contrastarlo (o per superarlo) fosse padroneggiarne i metodi. Molto prima degli eventi narati ne Lo Hobbit, Saruman aveva già iniziato a condurre ricerche segrete nei Campi Iridati alla ricerca dei resti di Isildur, individuando il luogo esatto in cui l’Anello era andato perduto. In gran segreto, aveva approfondito la complessa e oscura arte della forgia degli Anelli del Potere, arrivando persino a crearne uno per sé e a considerare sé stesso come un nuovo “Signore degli Anelli”.
Quando affrontò Gandalf ad Isengard, offrendogli di unirsi a lui, Saruman stava quindi semplicemente scoprendo le carte di un piano ordito da molto tempo. La sua non era sottomissione a Mordor, ma una cinica manovra d’attesa: usare Sauron per spazzare via le forze dei popoli liberi e, nel frattempo, sottrargli l’Anello per insediarsi sul trono di Signore Oscuro supremo.
La caccia degli Uruk-hai e il piano quasi riuscito di Isengard
Ne Le Due Torri, il piano di Saruman sfiora spaventosamente il successo, più di quello dello stesso Sauron, che aveva a disposizione meno informazioni di lui. Gli Uruk-hai creati nelle fosse di Isengard ricevono un ordine perentorio e ben distinto da quello degli Orchi di Mordor inviati da Sauron: catturare gli Hobbit vivi e riportarli ad Isengard, senza toccare nulla del loro equipaggiamento.
Nel canone tolkeniano, la rivalità tra le fazioni degli Orchi e il tempestivo intervento dei Cavalieri di Rohan permettono a Merry e Pippin di fuggire nella foresta di Fangorn, mandando all’aria i piani di Saruman. Ma proviamo a immaginare lo scenario alternativo in cui ad Amon Hen gli Uruk-hai riescono ad acciuffare Frodo con il bottino più prezioso della storia della Terra di Mezzo.
Se l’Anello fosse varcato i cancelli di Isengard, il destino dell’intera saga sarebbe cambiato istantaneamente. Saruman si sarebbe chiuso all’interno di Orthanc, spezzando qualsiasi finzione di lealtà nei confronti di Sauron, e avrebbe rivendicato per sé l’Unico Anello.
Saruman contro Sauron: È possibile dominare l’Unico Anello?
Esiste una concezione errata secondo cui chiunque indossi l’Anello possa istantaneamente padroneggiarne l’immenso potere devastante. Tuttavia questo assunto è chiaramente falso, o persino Gollum avrebbe avuto possibilità di diventare il nuovo Oscuro Signore.
L’Unico Anello non è un mero strumento o un amuleto magico generico: è un’estensione diretta della forza vitale, della volontà e della malvagità di Sauron.
Per un essere mortale come Frodo o Boromir, l’Anello garantisce l’invisibilità nel mondo reale spingendo l’utilizzatore nel mondo degli spiriti, consumandone lentamente la mente: non c’è nessuna possibilità, per loro, di rivendicarlo. Ma per un Maia del calibro di Saruman, la questione si sposta su un piano completamente diverso e metafisico.
Se Saruman avesse impugnato l’Anello, non lo avrebbe consegnato a Barad-dûr. Avrebbe intrapreso un titanico scontro di volontà mentale e spirituale per spezzare il legame tra l’Anello e il suo creatore. Per sconfiggere Sauron attraverso l’Anello, Saruman avrebbe dovuto usare le sue arti per sopprimere la mente del Signore Oscuro e sostituirsi a lui come legittimo padrone dell’oggetto.
Essendo uno dei Maiar più dotti e potenti, Saruman possedeva le conoscenze teoriche per tentare questo processo. Se fosse riuscito nell’impresa, Sauron sarebbe stato annientato con la stessa efficacia ottenuta con la distruzione dell’Anello nel Monte Fato, poiché tagliato fuori dalla fonte primaria della sua essenza. Ma a quale prezzo per il resto del mondo?
La Guerra dei Maiar: Quali conseguenze ci sarebbero state per la Terra di Mezzo?

Qualora Saruman avesse piegato l’Anello al proprio volere o se Sauron si fosse mosso con tutte le sue forze per riprenderselo prima che il processo fosse completo, la Terra di Mezzo sarebbe diventata il teatro di un cataclisma senza precedenti.
I Valar avevano inviato gli Istari assumendo forme umane e limitandone volutamente i poteri proprio per evitare ciò che era accaduto nella Prima Era durante la Guerra d’Ira: un conflitto diretto tra entità angeliche capace di sprofondare interi continenti sotto gli oceani.
Una guerra totale combattuta tra un Saruman armato dell’Anello e un Sauron privo del suo simulacro ma forte di armate sterminate avrebbe trasformato il mondo in una landa desolata. La diplomazia, la bellezza di Gran Burrone, la maestosità di Minas Tirith e la pace della Contea sarebbero state spazzate via dall’onda d’urto di due forze cosmiche in rotta di collisione.
E anche nell’ipotesi in cui Saruman fosse uscito vincitore, la Terra di Mezzo non avrebbe conosciuto la liberazione. Il dominio del Bianco Stregone sarebbe presto degenerato in una tirannia tecnocratica, fredda, priva di pietà e totalmente meccanizzata: l’incarnazione di quella cieca brama tecnologica e industriale che Tolkien ha sempre additato come una delle forme più perverse di oscurità.
La fine dell’arroganza di Saruman
Fortunatamente per i popoli liberi della Terra di Mezzo tutto ciò non è mai avvenuto, ma ci permette di comprendere quanto la trama de Il Signore degli Anelli si muova costantemente in bilico sul filo di un rasoio. A ben guardare, la sconfitta dell’Orco Grishnákh, l’ostinazione degli Uruk-hai e l’inaspettata carica dei Rohirrim non hanno soltanto salvato Merry e Pippin: hanno di fatto impedito che l’Unico Anello entrasse nella torre di Orthanc, sventando uno scenario apocalittico che avrebbe spento ogni speranza prima ancora che la Compagnia potesse avvicinarsi a Mordor.
Saruman credeva di essere il più astuto tra i saggi, ma la sua vanità lo ha reso cieco di fronte alla vera natura del male che cercava di dominare, finendone beffato. Nel tentativo di diventare il nuovo padrone del mondo, si è trasformato soltanto nella prima pedina sacrificabile della sua stessa arroganza.
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